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MONTE SANT'ANGELO

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[STORIA] [MONUMENTI] [GASTRONOMIA] [ARTIGIANATO] [FESTE E TRADIZIONI] [CULTURA]

[MONTE SANT'ANGELO di Arthur Miller]

MONTE SANT'ANGELO (Patrimonio UNESCO)
Abitanti: circa 13.000 detti "montanari"
Altitudine: m. 843 s.l.m.

NUMERI UTILI:

Municipio: tel. 0884.561018 fax 0884.561016
Polizia Municipale: tel. 0884.561008
Carabinieri: 0884.561010 - 0884.561233
Pronto Soccorso: tel. 0884.562281
Pro Loco Associazione Turistica: tel. 0884.565520
Come arrivarci: S.S. 89 fino a Macchia, S.P. 55 che si inerpica per il monte (Foggia-Monte Sant'Angelo 55 km.).

DESCRIZIONE:

Monte Sant’Angelo, si sviluppò a partire dal V secolo in relazione al culto per l’Arcangelo Michele che apparve, secondo la tradizione, all’interno di una grotta. Il paese sorge su uno sperone nel massiccio garganico è molto caratteristico il quartiere medievale dello Junno dalle tipiche case a schiera. L’interesse della cittadina è comunque concentrato intorno al Santuario di San Michele Arcangelo, realizzato tra i secoli V e VI conserva all’interno pregevoli testimonianze artistiche.
L'abitato ha forma allungata attorno all'asse costituito dalla via Manfredi; questa si riconnette sul lato occidentale della cittadina alla statale di San Giovanni Rotondo e sul lato orientale ad una diramazione della statale Garganica.

LA STORIA

Le Origini
Il promontorio del Gargano conobbe una notevole fortuna per la presenza, nel suo territorio, del santuario di san Michele Arcangelo. Si tratta ,senza dubbio, del piu' famoso luogo di culto micaelico dell'occidente latino, meta continua di pellegrinaggi illustri e di gente di ogni condizione sociale, provenienti anche da mete molto lontane. La tradizione fa risalire la costruzione del santuario, ai primi anni dell'episcopato del vescovo Lorenzo Maiorano, infatti le tre apparizioni dell'arcangelo del 490, 492, 493, segnano l'arrivo del culto micaelico sul Gargano. La storia del santuario e del culto dell'angelo sul Gargano e' ricostruita prevalentemente sulla base del Liber de apparitione sancti Micaelis in monte Gargano (una operetta agiografica variamente datata tra il V e VII secolo). Essa consta di tre episodi, scanditi da altrettante apparizioni dell'angelo e detti rispettivamente del Toro, della Battaglia ,della Consacrazione della basilica.
Nel primo episodio, quello del toro, viene presentato l'impatto iniziale tra l'angelo e la montagna garganica.
In esso si narra che Gargano, un ricco pastore che e' detto aver dato il nome al monte, una sera, al rientro del suo numeroso gregge all'ovile, si accorge che manca un toro.Organizzate con i suoi servi le ricerche , lo rinviene in prossimità di una grotta e preso dall'ira gli scaglia contro una freccia avvelenata, che però, inspiegabilmente colpisce lui stesso.I sipontini, impressionati dall'episodio, chiedono il da farsi ad un non meglio precisato vescovo , il quale dispone un digiuno di tre giorni per conoscere la volontà di dio.
Alla fine del digiuno al vescovo appare l'arcangelo Michele il quale dichiara che l'episodio misterioso era stato voluto da lui, per dimostrare di essere ipsus loci inspector atque custos.
Nel secondo episodio,secondo la tradizione nel 492, si narra di una battaglia che Bizantini (Napoletani) mossero contro Sipontini e Beneventani (Longobardi). I Sipontini assediati chiesero, una tregua di tre giorni.
Allo scadere del termine della tregua l'Arcangelo apparve nuovamente e preannuncio' la vittoria sui pagani Bizantini. L'episodio traduce in forma leggendaria una realta'; storica. Verso la meta' del VII secolo si giunse allo scontro tra Bizantini e Longobardi : i primi attaccarono il santuario garganico , in difesa del quale accorse Grimoaldo I, duca di Benevento(647-671). Dopo la vittoria sui Bizantini il vescovo era deciso ad consacrare la grotta ,in questa occasione l'arcangelo Michele apparve per annunciare che la grotta era stata consacrata da lui stesso.

I Longobardi
Il santuario micaelico intorno alla metà del VII secolo, cominciò a gravitare nell'orbita dei Longobardi di Benevento; nel
650,infatti , Grimoaldo I, duca di Benevento (647-671), accorse prontamente sul Gargano per difendere il santuario dall'attacco dei Bizantini. Questo episodio segno ufficialmente l'inizio di un singolare e duraturo legame tra dinastia longobarda e culto micaelico. I Longobardi dovevano sentirsi particolarmente attratti da Michele, il santo guerriero capo dell'esercito celeste, nel quale ritrovavano attributi e caratteristiche del pagano Wodan , considerato dai popoli germanici dio supremo, dio della guerra, protettore degli eroi e dei guerrieri. I Longobardi lo considerarono il loro santo nazionale, facendolo rappresentare sugli scudi e sulle monete e diffondendone il culto dappertutto, anche fuori dalla penisola italica . Con l'ascesa di Grimoaldo al trono di Pavia (662), la devozione per l'Arcangelo si diffuse subito anche tra i Longobardi del nord; e un dato quasi unitamente accolto dalla critica che fece costruire a Pavia la chiesa palatina di s. Michele, rendendo più stabile e profondo il legame tra il popolo longobardo e l'Arcangelo .La devozione dei longobardi per l'Arcangelo, attestata da alcune iniziative di Grimoaldo e dei suoi successori, ha interessato a lungo il santuario garganico. Tra i successori di Grimoaldo sul trono di Pavia ,Cuniperto (688-700) fu il più devoto dell'Arcangelo e il più attivo nell'incrementare il culto. Egli fece rappresentare il santo guerriero sugli scudi ,evidentemente per assicurarsene la protezione in guerra e per incutere timore ai suoi nemici. Il rapporto speciale che col santuario intrattennero i Longobardi di Benevento e Pavia , il flusso continuo di pellegrinaggi testimoniato dalle circa duecento
epigrafi , tra cui alcuni in caratteri runici, tracciate sulle sue strutture tra VII e IX secolo, il ruolo che esso svolse nell'ambito delle diocesi di Siponto prima e Benevento-Siponto poi , trasformarono la grotta garganica nel più importante santuari epifanico dell'Occidente latino dedicato all'Angelo: esso determinò la nascita di un centro proprio dal santo ha tratto il nome (Monte Sant'Angelo).

MONUMENTI ED ARCHITETTURA

La Basilica di San Michele
L'atrio della Basilica e' delimitato da un colonnato e,sulla destra ,l'imponente Campanile ottagonale fatto costruire da Federico II come torre di avvistamento , e su commissione di Carlo I d'Angio' trasformato in Campanile. Modellato secondo lo schema e le propozioni di Castel del Monte,fu terminato nel 1274. Dall'atrio superiore si accede alla scalinata che conduce fino al portale romanico chiamato PORTA DEL TORO(SEC VII). L'ingresso alla Grotta e' protetto da porte in bronzo donate dal nobile amalfitano Pantaleone III, il quale le fece realizzare a Costantinopoli nel 1076. I due battenti sono suddivisi in 24 pannelli che raffigurano episodi angelici tratti dal Vecchio e Nuovo Testamento. La navata in stile gotico, che gli angioini vollero sorretta da tre costoloni con tre campanate e volte a crociera, introduce nella Grotta. A sinistra troviamo il settecentesco Coro del Capitolo, la Cappella delle Relique, ove si venera la croce di Federico II del XIII secolo , in filigrana d'argento e cristallo, che custodiva un pezzetto della Santa Croce trafugata nel 1600. Addossato alla parete rocciosa,a destra dell'ingresso, l'altare del XII sec. deicato a San Francesco D'Assisi,pellegrino alla Basilica nel 1276. Sulla destra della navata si apre la Sacra Grotta : in fondo, l'Arcangelo del Sansovino del 1507.

Il Castello
Poco lontano dalla Basilica si erge il Castello munito di solidi bastioni d'epoca diversa. Particolarmente poderosa la sua parte piu' antica, cosiddetta Torre dei Giganti che, alta 18 metri,ha un forma pentagonale e mura spesse 3,70 metri.
Le piu' antiche testimonianze storiche sulla edificazione della fortezza risalgono ai tempi di Orso I vescovo di Benevento, il quale l'avrebbe fatta ricostruire ex novo, se si presta fede a quanto riportato in un documento del principe Longobardo Pandolfo, datato 979. Con l'avvento dei Normanni, il castello divenne la dimora dei principi della signoria dell'Honor Montis Sancti Angeli: fu Rainulfo, conte di Anversa e poi di Roberto il Guiscardo, al quale si deve la torre dei Normanni e la "Sala del Tesoro".
Eccezionale importanza assunse la fortezza sotto Federico II , che provvide a restaurarla per farvi dimorare Bianca Lancia,amante e sua ultima moglie.
Morto l'imperatore, questa passo a Manfredi, quindi a re Corrado. Gli Angioini lo adibirono quasi esculsivamente a prigione di stato: famose sono rimaste le detenzionei di Filippa di Antochia,pricipessa sveva, che vi mori' nel 1273, ed ancora di piu' quella della regina Giovanna prima di Napoliche probabilmente venne assasinata nel 1382.
I principi durazzeschi, invece, ne fecero il loro quartiere generale nella guerra contro i cugini Angioini. Qui infatti nel 1351 vide la luce Carlo III di Durazzo. Tocco agli Aragonesi portare il castello alla sua antica magnificenza:Ferdinando fece costruire, nel 1491, le torri circolari agli estremi del lato sud e, nel 1493,provvide anche a far restaurare il torrione a forma di carena di nave, torrione il cui progetto è attribuito all'architetto e ingegnere militare Francesco di Giorgio Martini.
Per poco piu' di un ventennio, dal 1464 al 1485, la fortezza appartenne all'eroe albanese Giorgio Castriota Schanderberg. Verso la meta' del XVI sec. ne entrarono in possesso i principi Grimaldi sino alla fine del'700, quando Ferdinando IV di Borbone lo dono' al Cardinale Ruffo.
La leggenda vuole che nel castello di Monte Sant'Angelo dimori il fantasma di Biancalancia, che quì fu tenuta prigioniera. Pare la si possa vedere vestita di bianco e si possano udire i suoi lamenti, specialmente nel periodo invernale. Inoltre, sempre la leggenda vuole che la pianta selvatica che cresce sulle torri del castello, unico posto al mondo dove cresce, sia dello stesso identico colore della veste della donna, che dal torrione principale fu vista gettarsi nel vuoto.

La Tomba di Rotari
A pochi metri dalla Basilica si osserva la liscia facciata settecentesca della chiesa di San Pietro, dove spicca un bel rosone a traforato raffigurante quattro sirene che si intrecciano. All'interno,l'abside a semicatino e le basi delle colonne in granito della diruta Chiesa di San Pietro, la piu' antica della citta'.Dalla sinistra dell'abside si accede al Battistero di San Giovanni in Tumba noto come "Tomba di Rotari", non un sepolcro, dunque,come l'erroneo nome lascerebbe supporre, ma un battistero che, nei primi anni del XII sec., Rodelgrimo e suo cognato Pagano da Parma fecero spraelevare e coprire con una cupola. L'appellativo del monumento e' dovuto all'interpretazione errata del nome del costruttore e del vocabolo "Tumba" (cupola).
Architettonicamente l'edificio e' articolato su tre ordini; primo piano ottagonale ; secondo piano ellissoidale con un alto tamburo sormontato da una cupola. Di pregevole fattura i bassorilievi che sormontano l'ingresso: il primo raffigurante la "Cattura di Gesu'" , l'altro ,posto in alto, la "Deposizione", le "Marie al sepolcro" e "l'Ascensione " .

Abbazia di Pulsano
Sul di un vasto altopiano a circa 8Km da Monte Sant'Angelo, si distinguono i ruderi di Santa Maria di Pulsano edificata nel 591,sui resti di un tempio pagano dedicato a Calcante dai monaci dell'ordine di S. Equizio. Poco note sono le vicende storiche dell'Abbazia sino al XII secolo, quando l'intervento di San Giovanni da Matera e della sua Congregazione Pulsanese, la fece risorgere dal grave stato di abandono in cui versava. Sul finire del secolo successivo toccò, tuttavia,ai Celestini continuare a prendersi cura del cenobio sino a quando non venne affidato in commenda. Nel 1500 il Cardinale commendatario Ginnasi provvide a far restaurare tutte le fabbriche dell'abbazia che vennero,poi,quasi totalmente distrutte , insieme al ricco archivio, dal terremoto del 1646. In seguito furono i Celestini di Manfredonia a reggere Santa Maria di Pulsano sino all'emanazione delle leggi napoleoniche del 1806, eversive della feudalità ;quindi, la chiesa, ritornò al Patrimonio Regolare. Attualmente il complesso e' in via di ristrutturazione.

Santa Maria Maggiore
A destra dell'ingresso della Tomba di Rotari si apre l'atrio che immette nella Chiesa di Santa Maria Maggiore, ritenuta da alcuni la cattedrale di Monte Sant'Angelo. La chiesa viene tradizionalmente riferita alla committenza di Leone arcivescovo di Siponto.
Durante la reggenza di Costanza di Altavilla (1198) la chiesa fu ristrutturata secondo il modello romanico-svevo di Capitanata. E' assai interessante la facciata ad arcate cieche su esili lesene , racchiudenti losanghe sormontate da una cornice a mensole scolpite. Il portale a baldacchino (1198) poggia su due aquile ed e' adorno di stipidi, architravi e cornici scolpite . Nella lunetta del portale , occupata della Madonna con il Bambino, si riconoscono il committente, li sacerdote Benedetto II, e una figura femminile identificata da alcuni con l'imperatrice Costanza. L'interno e' a tre navate ,quelle laterali ad arco acuto, separate da pilastri con capitelli istoriati; sulle pareti sono visibili affreschi di scuola bizantina. All'esterno e all'interno del prospetto sono stati di recente rilevati interessanti graffiti. Alcuni, raffiguranti navi con vele e rematori ,che alludono chiaramente al pellegrinaggio e alle Crociate.

IL RIONE IUNNO
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GASTRONOMIA

La palma d'oro della cultura culinaria di Monte Sant'Angelo è sicuramente da attribuire al mitico PANE DI MONTE famoso in tutta Italia, oltre che per la sua bontà e per le sue dimensioni epiche (la pagnotta può pesare fino a 6/7kg e avere un diametro di 70/80cm), per la sua durata che lo rende mangiabile anche a 8/9 giorni dalla sfornata (i montanari che lavorano fuori paese viaggiano sempre con l'immancabile scorta di 'Panett d' pen' che tagliate a quarti vengono poi congelate e consumate a mesi di distanza).
L'olio extravergine di oliva, noto anche come OLIO DI MACCHIA (Piccola Frazione a valle della città, coltivata esclusivamente ad olivi e mandorli), completa il binomio mediterraneo di Monte Sant'Angelo.
Dai sani pascoli del Parco nazionale del Gargano hanno origine i formaggi (caprini, ovini e vaccini) sui quali spicca il CACIOCAVALLO PODOLICO (u ches cavadd) assolutamente unico.
Aria buona, farina, olio di macchia e finocchietto selvatico sono gli ingredienti degli SCALDATELLI, taralli salati con forma caratteristica che si accompagnano splendidamente a vino e birra.
Passando al versante dolce, non si possono non citare LE OSTIE RIPIENE (ostie chien) tipico dolce secco a base di mandorle e miele, I POPERATI con miele, cacao e cannella (tipici del periodo di carnevale), I CALZONCELLI a base di farina di castagne, miele e cacao avvolti in una sottile sfoglia dolce divenuta croccante dopo il passaggio in olio bollente.

ARTIGIANATO

L'artigianato locale si concentra sulla lavorazione del legno, ferro battuto e pietra locale.
Molto caratteristici sono gli utensili per la cucina, I CHUCCHIERE (mestoli, forchettoni, piatti ed altri soprammobili), ricavati dal robusto legno di olivo.
Unica nel suo genere è la produzione di statue, in pietra locale, dell'ARCANGELO MICHELE (autorizzata addirittura dal papa con apposita Bolla Papale).
Le Piume dei pellegrini.

FESTE E TRADIZIONI

San Michele di Maggio e i pellegrinaggi
La processione della Spada dell'Arcangelo durante la festa del santo patrono il 29/09.
LI FANOIE D SAN GSSEPP il 19/03

CULTURA

Uomini illustri:
ANGELILLIS Ciro
Storico, medico e scrittore, nato a Monte Sant'Angelo nel 1873. Morto nel 1956.
DE CRISTOFARO Giovanni
Poeta dialettale e scrittore, nato a Monte Sant'Angelo nel 1886.
DE FILIPPO Francesco
Folklorista, nato a Monte Sant'Angelo nel 1930.
FALCONE Francesco
Storiografo, nato a Monte Sant'Angelo.
GATTA Francesco Saverio
Archivista, nato a Monte Sant'Angelo nel 1889.
QUITADAMO Nicola
Educatore e scrittore, nato a Monte Sant'Angelo il 1896. Morto il 1969.
SERRICCHIO Cristanziano
Poeta e scrittore, nato a Monte Sant'Angelo il 1922.
TANCREDI Giovanni
Storiografo, folklorista ed educatore, nato a Monte Sant'Angelo nel 1872. Morto nel 1948.

Libri su Monte Sant'Angelo:
ANGELILLIS C.,L’antichissimo Comune di Monte Sant’Angelo, Lucera 1914
ANGELILLIS C.,Guida breve di Monte Sant’Angelo, Monte Sant’Angelo 1953
ANGELILLIS C.,Il Santuario del Gargano e il culto di S. Michele nel mondo, 2 vol., Rinascita Garganíca, Foggia, 1955-56.
D'AZZEO R., Andria nel I millennio e il Gargano nel V secolo, Tip. Benedettini, Subiaco, 1938.
FISCHETTI F.P., Graffiti giudeocristiani nella Grotta dell'Arcangelo sul Gargano, Milano, 1977.
OTRANTO G., CARLETTI C.,Il santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano, Edipuglia-Bari 1990
RASI G., Il Gargano, Monte S. Angelo e le Badie di Capitanata, Sonzogno, Milano, 1927.
TANCREDI G., La porta di bronzo della Reale Basilica di S. Michele, Torremaggiore, 1938.
TANCREDI G.,Montesantangelo monumentale, Tip. del Gargano, Monte Sant'Angelo, 1932.


Biblioteche:
Biblioteca comunale "Ciro Angelillis" Corso Vittorio Emanuele, 251 Tel. 0884561149
Biblioteca di studi Micaelici garganici con la collaborazione dell'Università di Bari. Presso istituto Clarisse.

Musei:
Museo delle arti e tradizioni popolari "G.TANCREDI" Piazza S.Francesco, 15 Tel.0884562098
MUSEO della basilica di SAN MICHELE Via Reale Basilica, 127 Tel.0884561150

scheda realizzata in collaborazione con il sito MSA GARGANO


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