MONTE SANT'ANGELO
Abitanti: circa 13.000 detti "montanari"
Altitudine: m. 843 s.l.m.
NUMERI UTILI:
Municipio: tel. 0884.561018 fax 0884.561016
Polizia Municipale: tel. 0884.561008
Carabinieri: 0884.561010 - 0884.561233
Pronto Soccorso: tel. 0884.562281
Pro Loco Associazione Turistica: tel. 0884.565520
Come arrivarci: S.S. 89 fino a Macchia, S.P. 55
che si inerpica per il monte
(Foggia-Monte Sant'Angelo 55
km.).
DESCRIZIONE:
Monte Sant’Angelo,
si sviluppò a partire dal V secolo in relazione
al culto per l’Arcangelo
Michele che apparve, secondo la tradizione,
all’interno di una grotta.
Il paese sorge su uno sperone nel massiccio
garganico è molto caratteristico
il quartiere medievale dello Junno dalle
tipiche case a schiera.
L’interesse della cittadina è comunque
concentrato intorno al Santuario di
San Michele Arcangelo, realizzato tra i secoli V
e VI conserva all’interno
pregevoli testimonianze artistiche.
L'abitato ha forma allungata attorno all'asse
costituito dalla via Manfredi;
questa si riconnette sul lato occidentale della
cittadina alla statale di
San Giovanni Rotondo e sul lato orientale ad una
diramazione della statale
Garganica.
LA
STORIA
Le Origini
Il promontorio del Gargano conobbe una notevole
fortuna per la presenza, nel
suo territorio, del santuario di san Michele
Arcangelo. Si tratta ,senza
dubbio, del piu' famoso luogo di culto micaelico
dell'occidente latino, meta
continua di pellegrinaggi illustri e di gente di
ogni condizione sociale,
provenienti anche da mete molto lontane. La
tradizione fa risalire la
costruzione del santuario, ai primi anni
dell'episcopato del vescovo Lorenzo
Maiorano, infatti le tre apparizioni
dell'arcangelo del 490, 492, 493,
segnano l'arrivo del culto micaelico sul
Gargano. La storia del santuario e
del culto dell'angelo sul Gargano e' ricostruita
prevalentemente sulla base
del Liber de apparitione sancti Micaelis in
monte Gargano (una operetta
agiografica variamente datata tra il V e VII
secolo). Essa consta di tre
episodi, scanditi da altrettante apparizioni
dell'angelo e detti
rispettivamente del Toro, della Battaglia ,della
Consacrazione della
basilica.
Nel primo episodio, quello del toro, viene
presentato l'impatto iniziale tra
l'angelo e la montagna garganica.
In esso si narra che Gargano, un ricco pastore
che e' detto aver dato il
nome al monte, una sera, al rientro del suo
numeroso gregge all'ovile, si
accorge che manca un toro.Organizzate con i suoi
servi le ricerche , lo
rinviene in prossimità di una grotta e preso
dall'ira gli scaglia contro una
freccia avvelenata, che però, inspiegabilmente
colpisce lui stesso.I
sipontini, impressionati dall'episodio, chiedono
il da farsi ad un non
meglio precisato vescovo , il quale dispone un
digiuno di tre giorni per
conoscere la volontà di dio.
Alla fine del digiuno al vescovo appare
l'arcangelo Michele il quale
dichiara che l'episodio misterioso era stato
voluto da lui, per dimostrare
di essere ipsus loci inspector atque custos.
Nel secondo episodio,secondo la tradizione nel
492, si narra di una
battaglia che Bizantini (Napoletani) mossero
contro Sipontini e Beneventani
(Longobardi). I Sipontini assediati chiesero,
una tregua di tre giorni.
Allo scadere del termine della tregua
l'Arcangelo apparve nuovamente e
preannuncio' la vittoria sui pagani Bizantini.
L'episodio traduce in forma
leggendaria una realta'; storica. Verso la meta'
del VII secolo si giunse
allo scontro tra Bizantini e Longobardi : i
primi attaccarono il santuario
garganico , in difesa del quale accorse
Grimoaldo I, duca di
Benevento(647-671). Dopo la vittoria sui
Bizantini il vescovo era deciso ad
consacrare la grotta ,in questa occasione
l'arcangelo Michele apparve per
annunciare che la grotta era stata consacrata da
lui stesso.
I Longobardi
Il santuario micaelico intorno alla metà del VII
secolo, cominciò a
gravitare nell'orbita dei Longobardi di
Benevento; nel
650,infatti , Grimoaldo I, duca di Benevento
(647-671), accorse prontamente
sul Gargano per difendere il santuario
dall'attacco dei Bizantini. Questo
episodio segno ufficialmente l'inizio di un
singolare e duraturo legame tra
dinastia longobarda e culto micaelico. I
Longobardi dovevano sentirsi
particolarmente attratti da Michele, il santo
guerriero capo dell'esercito
celeste, nel quale ritrovavano attributi e
caratteristiche del pagano Wodan
, considerato dai popoli germanici dio supremo,
dio della guerra, protettore
degli eroi e dei guerrieri. I Longobardi lo
considerarono il loro santo
nazionale, facendolo rappresentare sugli scudi e
sulle monete e
diffondendone il culto dappertutto, anche fuori
dalla penisola italica . Con
l'ascesa di Grimoaldo al trono di Pavia (662),
la devozione per l'Arcangelo
si diffuse subito anche tra i Longobardi del
nord; e un dato quasi
unitamente accolto dalla critica che fece
costruire a Pavia la chiesa
palatina di s. Michele, rendendo più stabile e
profondo il legame tra il
popolo longobardo e l'Arcangelo .La devozione
dei longobardi per
l'Arcangelo, attestata da alcune iniziative di
Grimoaldo e dei suoi
successori, ha interessato a lungo il santuario
garganico. Tra i successori
di Grimoaldo sul trono di Pavia ,Cuniperto
(688-700) fu il più devoto
dell'Arcangelo e il più attivo nell'incrementare
il culto. Egli fece
rappresentare il santo guerriero sugli scudi
,evidentemente per
assicurarsene la protezione in guerra e per
incutere timore ai suoi nemici.
Il rapporto speciale che col santuario
intrattennero i Longobardi di
Benevento e Pavia , il flusso continuo di
pellegrinaggi testimoniato dalle
circa duecento
epigrafi , tra cui alcuni in caratteri runici,
tracciate sulle sue strutture
tra VII e IX secolo, il ruolo che esso svolse
nell'ambito delle diocesi di
Siponto prima e Benevento-Siponto poi ,
trasformarono la grotta garganica
nel più importante santuari epifanico
dell'Occidente latino dedicato
all'Angelo: esso determinò la nascita di un
centro proprio dal santo ha
tratto il nome (Monte Sant'Angelo).
MONUMENTI ED
ARCHITETTURA
La Basilica di San Michele
L'atrio della Basilica e' delimitato da un
colonnato e,sulla destra
,l'imponente Campanile ottagonale fatto
costruire da Federico II come torre
di avvistamento , e su commissione di Carlo I
d'Angio' trasformato in
Campanile. Modellato secondo lo schema e le
propozioni di Castel del
Monte,fu terminato nel 1274. Dall'atrio
superiore si accede alla scalinata
che conduce fino al portale romanico chiamato
PORTA DEL TORO(SEC VII).
L'ingresso alla Grotta e' protetto da porte in
bronzo donate dal nobile
amalfitano Pantaleone III, il quale le fece
realizzare a Costantinopoli nel
1076. I due battenti sono suddivisi in 24
pannelli che raffigurano episodi
angelici tratti dal Vecchio e Nuovo Testamento.
La navata in stile gotico,
che gli angioini vollero sorretta da tre
costoloni con tre campanate e volte
a crociera, introduce nella Grotta. A sinistra
troviamo il settecentesco
Coro del Capitolo, la Cappella delle Relique,
ove si venera la croce di
Federico II del XIII secolo , in filigrana
d'argento e cristallo, che
custodiva un pezzetto della Santa Croce
trafugata nel 1600. Addossato alla
parete rocciosa,a destra dell'ingresso, l'altare
del XII sec. deicato a San
Francesco D'Assisi,pellegrino alla Basilica nel
1276. Sulla destra della
navata si apre la Sacra Grotta : in fondo,
l'Arcangelo del Sansovino del
1507.
Il Castello
Poco lontano dalla Basilica si erge il Castello munito di solidi bastioni d'epoca diversa.
Particolarmente poderosa la sua parte piu' antica, cosiddetta Torre dei Giganti che, alta 18
metri,ha un forma pentagonale e mura spesse 3,70 metri. Le piu' antiche testimonianze
storiche sulla edificazione della fortezza risalgono ai tempi di Orso I vescovo di Benevento, il
quale l'avrebbe fatta ricostruire ex novo, se si presta fede a quanto riportato in un documento
del principe Longobardo Pandolfo, datato 979. Con l'avvento dei Normanni, il castello divenne la
dimora dei principi della signoria dell'Honor Montis Sancti Angeli: fu Rainulfo, conte di Anversa
e poi di Roberto il Guiscardo, al quale si deve la torre dei Normanni e la "Sala del Tesoro".
Eccezionale importanza assunse la fortezza sotto Federico II , che provvide a restaurarla per
farvi dimorare Bianca Lancia,amante e sua ultima moglie. Morto l'imperatore, questa passo a
Manfredi, quindi a re Corrado. Gli Angioini lo adibirono quasi esculsivamente a prigione di
stato: famose sono rimaste le detenzionei di Filippa di Antochia,pricipessa sveva, che vi mori'
nel 1273, ed ancora di piu' quella della regina Giovanna prima di Napoliche probabilmente venne
assasinata nel 1382. I principi durazzeschi, invece, ne fecero il loro quartiere generale
nella guerra contro i cugini Angioini. Qui infatti nel 1351 vide la luce Carlo III di Durazzo.
Tocco agli Aragonesi portare il castello alla sua antica magnificenza:Ferdinando fece costruire,
nel 1491, le torri circolari agli estremi del lato sud e, nel 1493,provvide anche a far
restaurare il torrione a forma di carena di nave, torrione il cui progetto è attribuito
all'architetto e ingegnere militare Francesco di Giorgio Martini. Per poco piu' di un
ventennio, dal 1464 al 1485, la fortezza appartenne all'eroe albanese Giorgio Castriota
Schanderberg. Verso la meta' del XVI sec. ne entrarono in possesso i principi Grimaldi sino
alla fine del'700, quando Ferdinando IV di Borbone lo dono' al Cardinale Ruffo. La leggenda
vuole che nel castello di Monte Sant'Angelo dimori il fantasma di Biancalancia, che quì fu
tenuta prigioniera. Pare la si possa vedere vestita di bianco e si possano udire i suoi lamenti,
specialmente nel periodo invernale. Inoltre, sempre la leggenda vuole che la pianta selvatica che
cresce sulle torri del castello, unico posto al mondo dove cresce, sia dello stesso identico
colore della veste della donna, che dal torrione principale fu vista gettarsi nel vuoto.
La Tomba di Rotari
A pochi metri dalla Basilica si osserva la
liscia facciata settecentesca
della chiesa di San Pietro, dove spicca un bel
rosone a traforato
raffigurante quattro sirene che si intrecciano.
All'interno,l'abside a
semicatino e le basi delle colonne in granito
della diruta Chiesa di San
Pietro, la piu' antica della citta'.Dalla
sinistra dell'abside si accede al
Battistero di San Giovanni in Tumba noto come
"Tomba di Rotari", non un
sepolcro, dunque,come l'erroneo nome lascerebbe
supporre, ma un battistero
che, nei primi anni del XII sec., Rodelgrimo e
suo cognato Pagano da Parma
fecero spraelevare e coprire con una cupola.
L'appellativo del monumento e'
dovuto all'interpretazione errata del nome del
costruttore e del vocabolo "Tumba"
(cupola).
Architettonicamente l'edificio e' articolato su
tre ordini; primo piano
ottagonale ; secondo piano ellissoidale con un
alto tamburo sormontato da
una cupola. Di pregevole fattura i bassorilievi
che sormontano l'ingresso:
il primo raffigurante la "Cattura di Gesu'" ,
l'altro ,posto in alto, la
"Deposizione", le "Marie al sepolcro" e
"l'Ascensione " .
Abbazia di Pulsano
Sul di un vasto altopiano a circa 8Km da Monte
Sant'Angelo, si distinguono i
ruderi di Santa Maria di Pulsano edificata nel
591,sui resti di un tempio
pagano dedicato a Calcante dai monaci
dell'ordine di S. Equizio. Poco note
sono le vicende storiche dell'Abbazia sino al
XII secolo, quando
l'intervento di San Giovanni da Matera e della
sua Congregazione Pulsanese,
la fece risorgere dal grave stato di abandono in
cui versava. Sul finire del
secolo successivo toccò, tuttavia,ai Celestini
continuare a prendersi cura
del cenobio sino a quando non venne affidato in
commenda. Nel 1500 il
Cardinale commendatario Ginnasi provvide a far
restaurare tutte le fabbriche
dell'abbazia che vennero,poi,quasi totalmente
distrutte , insieme al ricco
archivio, dal terremoto del 1646. In seguito
furono i Celestini di
Manfredonia a reggere Santa Maria di Pulsano
sino all'emanazione delle leggi
napoleoniche del 1806, eversive della feudalità
;quindi, la chiesa, ritornò
al Patrimonio Regolare. Attualmente il complesso
e' in via di
ristrutturazione.
Santa Maria Maggiore
A destra dell'ingresso della Tomba di Rotari si
apre l'atrio che immette
nella Chiesa di Santa Maria Maggiore, ritenuta
da alcuni la cattedrale di
Monte Sant'Angelo. La chiesa viene
tradizionalmente riferita alla
committenza di Leone arcivescovo di Siponto.
Durante la reggenza di Costanza di Altavilla
(1198) la chiesa fu
ristrutturata secondo il modello romanico-svevo
di Capitanata. E' assai
interessante la facciata ad arcate cieche su
esili lesene , racchiudenti
losanghe sormontate da una cornice a mensole
scolpite. Il portale a
baldacchino (1198) poggia su due aquile ed e'
adorno di stipidi, architravi
e cornici scolpite . Nella lunetta del portale ,
occupata della Madonna con
il Bambino, si riconoscono il committente, li
sacerdote Benedetto II, e una
figura femminile identificata da alcuni con
l'imperatrice Costanza.
L'interno e' a tre navate ,quelle laterali ad
arco acuto, separate da
pilastri con capitelli istoriati; sulle pareti
sono visibili affreschi di
scuola bizantina. All'esterno e all'interno del
prospetto sono stati di
recente rilevati interessanti graffiti. Alcuni,
raffiguranti navi con vele e
rematori ,che alludono chiaramente al
pellegrinaggio e alle Crociate.
IL RIONE IUNNO
...
GASTRONOMIA
La palma d'oro della cultura culinaria di Monte
Sant'Angelo è sicuramente da
attribuire al mitico PANE DI MONTE famoso
in tutta Italia, oltre che
per la sua bontà e per le sue dimensioni epiche
(la pagnotta può pesare fino
a 6/7kg e un diametro di 70/80cm), per la sua
durata che lo rende mangiabile
anche a 8/9 giorni dalla sfornata (i montanari
che lavorano fuori paese
viaggiano sempre con l'immancabile scorta di
'Panett d' pen' che tagliate a
quarti vengono poi congelate e consumate a mesi
di distanza).
L'olio extravergine di oliva, noto anche come
OLIO DI MACCHIA (Piccola
Frazione a valle della città, coltivata
esclusivamente ad olivi e mandorli),
completa il binomio mediterraneo di Monte
Sant'Angelo.
Dai sani pascoli del Parco nazionale del Gargano
hanno origine i formaggi
(caprini, ovini e vaccini) sui quali spicca il
CACIOCAVALLO PODOLICO
(u ches cavadd) assolutamente unico.
Aria buona, farina, olio di macchia e
finocchietto selvatico sono gli
ingredienti degli SCALDATELLI, taralli
salati con forma
caratteristica che si accompagnano
splendidamente a vino e birra.
Passando al versante dolce, non si possono non
citare LE OSTIE RIPIENE
(ostie chien) tipico dolce secco a base di
mandorle e miele, I POPERATI
con miele, cacao e cannella (tipici del periodo
di
carnevale), I CALZONCELLI a base di
farina di castagne, miele e cacao
avvolti in una sottile sfoglia dolce divenuta
croccante dopo il passaggio in
olio bollente.
ARTIGIANATO
L'artigianato locale si concentra sulla
lavorazione del legno, ferro
battuto e pietra locale.
Molto caratteristici sono gli utensili per la
cucina, I CHUCCHIERE (mestoli,
forchettoni, piatti ed altri soprammobili),
ricavati dal robusto legno di
olivo.
Unica nel suo genere è la produzione di statue,
in pietra locale,
dell'ARCANGELO MICHELE (autorizzata addirittura
dal papa con apposita Bolla
Papale).
Le Piume dei pellegrini.
FESTE E
TRADIZIONI
San Michele di Maggio e i pellegrinaggi
La processione della Spada dell'Arcangelo
durante la festa del santo patrono
il 29/09.
LI FANOIE D SAN GSSEPP il 19/03
CULTURA
Uomini illustri:
ANGELILLIS Ciro
Storico, medico e scrittore, nato a Monte
Sant'Angelo nel 1873. Morto nel
1956.
DE CRISTOFARO Giovanni
Poeta dialettale e scrittore, nato a Monte
Sant'Angelo nel 1886.
DE FILIPPO Francesco
Folklorista, nato a Monte Sant'Angelo nel
1930.
FALCONE Francesco
Storiografo, nato a Monte Sant'Angelo.
GATTA Francesco Saverio
Archivista, nato a Monte Sant'Angelo nel
1889.
QUITADAMO Nicola
Educatore e scrittore, nato a Monte Sant'Angelo
il 1896. Morto il 1969.
SERRICCHIO Cristanziano
Poeta e scrittore, nato a Monte Sant'Angelo il
1922.
TANCREDI Giovanni
Storiografo, folklorista ed educatore, nato a
Monte Sant'Angelo nel 1872.
Morto nel 1948.
Libri su Monte Sant'Angelo:
ANGELILLIS C.,L’antichissimo Comune di Monte
Sant’Angelo, Lucera 1914
ANGELILLIS C.,Guida breve di Monte
Sant’Angelo, Monte Sant’Angelo
1953
ANGELILLIS C.,Il Santuario del Gargano e il
culto di S. Michele nel mondo,
2 vol., Rinascita Garganíca, Foggia,
1955-56.
D'AZZEO R., Andria nel I millennio e il
Gargano nel V secolo, Tip.
Benedettini, Subiaco, 1938.
FISCHETTI F.P., Graffiti giudeocristiani
nella Grotta dell'Arcangelo sul
Gargano, Milano, 1977.
OTRANTO G., CARLETTI C.,Il santuario di San
Michele Arcangelo sul Gargano,
Edipuglia-Bari 1990
RASI G., Il Gargano, Monte S. Angelo e le
Badie di Capitanata,
Sonzogno, Milano, 1927.
TANCREDI G., La porta di bronzo della Reale
Basilica di S. Michele,
Torremaggiore, 1938.
TANCREDI G.,Montesantangelo monumentale,
Tip. del Gargano, Monte
Sant'Angelo, 1932.
Biblioteche:
Biblioteca comunale "Ciro Angelillis" Corso
Vittorio Emanuele, 251 Tel.
0884561149
Biblioteca di studi Micaelici garganici con la
collaborazione
dell'Università di Bari. Presso istituto
Clarisse.
Musei:
Museo delle arti e tradizioni popolari
"G.TANCREDI" Piazza S.Francesco,
15 Tel.0884562098
MUSEO della basilica di SAN MICHELE Via Reale
Basilica, 127 Tel.0884561150
scheda realizzata in collaborazione con il sito
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